lavoratori dell'industria dei videogiochi

I lavoratori dell’industria dei videogiochi in Italia hanno bisogno di essere sindacalizzati?

Analizzando quello che accade negli altri paesi nel settore dell’industria del videogioco si direbbe proprio di si.

Recentemente oltre 700 lavoratori hanno protestato davanti alla sede di Ubisoft Francia chiedendo un aumento dei salari, ma la società ha dichiarato che le loro richieste erano insostenibili a causa dell’aumento dell’inflazione e del costo della vita a livello internazionale.

Il Sindacato dei Lavoratori e delle Lavoratrici del Videogioco (STJV) ha proclamato uno sciopero, facendo notare che è già il secondo anno consecutivo che i salari sono rimasti fermi.

Inoltre, l’organizzazione sindacale, ha dichiarato che una società come la Ubisoft, non può continuare a fare profitti sulle spalle dei propri dipendenti.

La società produttrice di videogiochi non è nuova a queste prese di posizione alquanto bizzarre, basti pensare che l’amministratore delegato aveva dichiarato che se fosse entrato il sindacato in azienda lui se ne sarebbe andato.

Quello dei videogiochi è un settore poco sindacalizzato che sta attraversando una forte ondata di licenziamenti.

L’anno scorso si è registrato un aumento del 700% rispetto al 2022 sia nel settore tecnologico che in quello video ludico, in aziende leader del settore come Epic, Bioware, Bungie, EA, Blizzard, ma anche in studi più piccoli che hanno licenziato porzioni significative della loro forza lavoro.

Il 2024 non promette nulla di buono, basti pensare che solamente a gennaio ci si è avvicinati ai numeri di tutto il 2023 con i 1.800 licenziamenti di Unity.

I lavoratori dell’industria dei videogiochi italiani devono organizzarsi con il sindacato come i loro colleghi europei e americani, Smart Workers Union è pronta ad accoglierli.

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