fragili

“Se le ragioni organizzative e produttive appaiono concrete e congrue il datore di lavoro può non concedere il lavoro agile su cinque giorni settimanali come richiesto dai lavoratori fragili”.

Cosi si è espresso il Tribunale di Trieste il 21 dicembre scorso che ha rigettato il ricorso di una lavoratrice “fragile” che si vista negare il lavoro agile su cinque giorni settimanali, per mutate esigenze aziendali, anche se preesisteva un accordo individuale che lo stabiliva.

Nelle motivazioni sull’ infodatezza del ricorso, il tribunale fa riferimento al quadro normativo di riferimento, ricordando che la modalità agile della prestazione lavorativa non costituisce un diritto del lavoratore, ma piuttosto una libera contrattazione tra le parti.

Il giudice inoltre tende a precisare che il diritto al lavoro agile per i lavoratori fragili, anche se vigente (nel lavoro privato fino al 31 marzo 2024), non deve intendersi in senso assoluto, ma è condizionato dalla modalità che deve essere compatibile con le caratteristiche della prestazione.

Ed è proprio sulla compatibilità che si gioca il giudizio della sentenza. Avendo il tribunale riconosciute legittime e documentate le sopravvenute esigenze aziendali, ha ritenuto che l’esercizio del potere datoriale non ha negato totalmente il lavoro agile nel caso di specie, ma lo ha concesso parzialmente.

Infine secondo il magistrato la gravità o l’aggravarsi della patologia non da diritto al lavoratore fragile di richiedere un maggiore accesso al lavoro agile, perchè questi aspetti rientrano nell’idoneità della prestazione lavorativa e nell’impossibilità della stessa.

Il nostro parere

Una sentenza che non condividiamo perchè mostra tutta l’arretratezza del quadro normativo del mondo del lavoro. In un rapporto di lavoro subordinato, un accordo individuale di lavoro agile per ragioni di salute, non può essere definito “una libera contrattazione tra le parti”.

Neanche il ricorso all’accertamento dell’idoneità lavorativa può essere una strada da percorrere in tutti i casi. Il lavoro agile, definito anche come “accomodamento ragionevole” da recenti sentenze, andrebbe finalmente introdotto nelle leggi di tutela dei lavoratori da un Parlamento che fino ad ora si è mostrato poco attento all’argomento.

Continua a sostenere la nostra petizione sul diritto al lavoro agile (arriviamo a 25.000 adesioni)

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