Roma, 3 aprile 2026
CRISI ENERGETICA: L’UE RACCOMANDA 3 GIORNI DI LAVORO AGILE. SMART WORKERS UNION AL GOVERNO: «NON CI SONO PIÙ SCUSE PER RESTARE FERMI»
Bruxelles e l’AIE chiedono lo smart working come leva immediata contro la crisi petrolifera. Il sindacato dei lavoratori da remoto chiede al Ministro del Lavoro e della Pubblica Amministrazione un intervento urgente.
Di fronte alla più grave crisi energetica degli ultimi decenni, la Commissione Europea ha lanciato un appello urgente ai 27 Stati membri: adottare misure concrete e immediate per ridurre i consumi di prodotti petroliferi. Tra le raccomandazioni prioritarie, il ricorso al lavoro agile per almeno 3 giorni alla settimana, dove le mansioni lo consentano. Smart Workers Union accoglie con favore questa indicazione e chiede al Governo italiano di non ignorarla.
Il contesto della crisi energetica : prezzi record e forniture a rischio
Il Brent ha registrato nelle ultime settimane un aumento vicino al 60%, superando i 110 dollari al barile, con diesel e carburante per aerei sotto ulteriore pressione. A determinare questo scenario è la crisi nel Golfo, dove il conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran colpisce direttamente lo Stretto di Hormuz, passaggio obbligato per circa un quinto del petrolio e del gas mondiale.
Il commissario all’Energia Dan Jorgensen ha avvertito che i prezzi nell’UE sono aumentati di circa il 70% per il gas e del 60% per il petrolio dall’inizio del conflitto, con una fattura aggiuntiva di 14 miliardi di euro in soli trenta giorni.
La raccomandazione europea
Da Bruxelles arriva un invito chiaro: lavorare da remoto quando possibile, limitare gli spostamenti in auto e in aereo, ridurre la velocità in autostrada, incentivare il trasporto pubblico e la condivisione dei veicoli. Oltre allo smart working fino a 3 giorni a settimana, le raccomandazioni includono la riduzione dei limiti di velocità, un maggiore utilizzo dei trasporti pubblici e restrizioni all’uso delle auto nelle città.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha indicato lo smart working come una delle leve più efficaci e immediate per ridurre la domanda di petrolio, stimando un taglio dei consumi fino al 6% su scala nazionale. Si tratta di una misura a costo zero per gli Stati, ma con effetti rapidi sul sistema energetico.
«L’Europa ci dice quello che noi sosteniamo da anni: il lavoro agile non è un privilegio, è uno strumento strategico. Oggi è anche uno strumento di sicurezza energetica nazionale. Chiediamo al Ministro del Lavoro e della Pubblica Amministrazione di recepire con urgenza queste indicazioni.» Dichiara Gilberto Gini, Segretario Generale di Smart Workers Union
I numeri: risparmio concreto per lavoratori e collettività
I benefici del lavoro agile vanno ben oltre l’emergenza contingente. Ricerche condotte su 250 lavoratori in 21 imprese hanno rilevato che lo smart working ha comportato 2.400 chilometri percorsi in meno, sette giorni guadagnati e 270 chili di anidride carbonica non immessi nell’aria, con un risparmio di circa 1.300 euro a dipendente.
L’obiettivo dichiarato dalla Commissione è abbassare la domanda di petrolio, soprattutto diesel, e contenere l’impatto su bollette e inflazione. Risultati che i lavoratori da remoto producono già ogni giorno, senza bisogno di nuove infrastrutture o investimenti pubblici.
La posizione dell’Italia: un silenzio inaccettabile
Nonostante la raccomandazione europea, dal governo italiano non arrivano segnali concreti di disponibilità a introdurre misure generalizzate sullo smart working. L’esecutivo mantiene una linea prudente e non sembra intenzionato a intervenire con obblighi o incentivi strutturali. La gestione resta affidata alle imprese e alla contrattazione individuale, senza interventi normativi immediati. Questo significa che, almeno nel breve periodo, la proposta europea resta un’indicazione politica e non una misura operativa nel nostro ordinamento.
«Il Governo italiano non può continuare a delegare tutto alle singole aziende mentre Bruxelles chiede azioni coordinate. Nelle pubbliche amministrazioni, dove le resistenze culturali sono ancora fortissime, servono indirizzi chiari dall’alto. Chiediamo al Ministro della Pubblica Amministrazione di emanare una circolare che incoraggi concretamente il ricorso al lavoro agile per almeno 3 giorni a settimana, laddove compatibile con le mansioni. Sarebbe una risposta rapida, efficace e a costo zero.» Continua Gini,
Una modalità ormai matura, non emergenziale
Nel 2026 lo smart working non è più una misura emergenziale, ma una modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa. Smart Workers Union si occupa quotidianamente di lavoro a distanza nel settore privato e pubblico. Da questa posizione privilegiata, il sindacato osserva ogni giorno quanto il ritardo culturale e normativo dell’Italia costi, in termini di benessere dei lavoratori, produttività delle imprese e, oggi, anche di dipendenza energetica.
«Abbiamo perso anni preziosi a discutere se lo smart working “funzionasse davvero”. Ora la crisi energetica ci presenta il conto. Le famiglie italiane pagano la benzina sempre di più, le imprese pagano l’energia sempre di più, e il Governo rimane a guardare. Noi non lo accettiamo. Il lavoro agile è una risposta concreta, disponibile adesso, che non costa nulla allo Stato. Chiediamo l’immediato adeguamento alle raccomandazioni UE in tema di lavoro agile.» Conclude Gilberto Gini
Smart Workers Union
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