Caregiver, la Corte di Cassazione fa chiarezza: il lavoratore che assiste un familiare disabile ha diritto all’esonero dal lavoro notturno indipendentemente dal grado di invalidità della persona assistita. Una pronuncia che rafforza la tutela di chi concilia lavoro e cura.
Una buona notizia per tutti i caregiver che si prendono cura di un familiare con disabilità: la Cassazione, con l’ordinanza n. 20229 del 16 giugno 2026, ha stabilito che il diritto all’esonero dal lavoro notturno non richiede che la disabilità della persona assistita sia “grave”. Basta che il lavoratore abbia il soggetto disabile “a proprio carico”, senza alcuna distinzione legata all’intensità del bisogno assistenziale.
Cosa dice la norma sui caregiver
L’articolo 11, comma 1, lettera c, del Dlgs 66/2003 riconosce l’esonero dall’obbligo di lavoro notturno al lavoratore che abbia a carico un soggetto disabile. La Cassazione chiarisce un punto fondamentale: questa locuzione non implica alcun automatismo con il grado di invalidità. Il legame “a carico” descrive una relazione di assistenza e cura, non una soglia di gravità da dimostrare.
Una correzione di rotta rispetto al Consiglio di Stato
La pronuncia smonta un precedente orientamento del Consiglio di Stato (sez. II, 17/10/2022, n. 8798), che aveva interpretato la norma in modo più restrittivo, limitando l’esonero ai soli casi di handicap grave.
La Cassazione respinge questa lettura con un argomento solido: quando il legislatore vuole subordinare un beneficio alla condizione di gravità, lo scrive esplicitamente. È il caso dei permessi ex articolo 33 della legge 104/1992, dove il riferimento alla gravità è presente e inequivocabile. Nella norma sul lavoro notturno, invece, questo riferimento manca del tutto — e non per dimenticanza, ma per scelta normativa.
Forzare un’interpretazione restrittiva dove il testo è chiaro significa, per la Corte, alterare il corretto equilibrio tra interpretazione letterale e interpretazione sistematica.
Perché questa pronuncia conta per chi lavora e si prende cura
Il principio affermato dalla Cassazione si inserisce in una cornice più ampia: quella degli accomodamenti ragionevoli che il sistema richiede per ridurre le condizioni di svantaggio delle persone con disabilità e di chi le assiste. L’esonero dal lavoro notturno è uno strumento di conciliazione, non un beneficio da centellinare in base a parametri sanitari.
Per Smart Workers Union, questa decisione va nella direzione giusta: riconosce che la cura familiare ha bisogno di tutele chiare, accessibili, senza ulteriori barriere burocratiche o interpretative imposte da letture restrittive della norma. Chi concilia un impiego con la responsabilità di assistere un familiare disabile non dovrebbe doversi scontrare con criteri che la legge stessa non prevede.
Continueremo a monitorare l’applicazione pratica di questo principio nelle amministrazioni pubbliche, e siamo a disposizione di chi incontra resistenze nel veder riconosciuto questo diritto.
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