Copertina del quaderno di economia pubblicato dalla Banca d'Italia

Impatto del Lavoro da remoto sulla Partecipazione al Mercato del Lavoro e sull’Occupazione in Italia

Uno studio di Banca d’Italia condotto da Riccardo Crescenzi, Davide Dottori e Davide Rigo, pubblicato come “Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers) Numero 958 a Luglio 2025”, esamina come l’incremento del lavoro da remoto (Work Frome Home), inizialmente adottato come misura emergenziale durante la pandemia di Covid-19, si è trasformato in un elemento strutturale in grado di produrre effetti positivi e significativi.

La principale conclusione a cui giunge la ricerca è che la diffusione del lavoro agile ha aumentato sia la partecipazione al mercato del lavoro sia l’occupazione, con un incremento misurabile rispettivamente di 0,9 e 0,7 punti percentuali.

Questo dimostra che lo smart working ha ridotto le barriere strutturali che per anni hanno limitato l’accesso di alcune categorie al mondo del lavoro.

Donne e lavoro agile

Uno dei risultati più rilevanti riguarda l’impatto sulle donne, in particolare quelle tra i 25 e i 49 anni. In Italia, dove il peso del lavoro di cura grava ancora in modo sproporzionato sulle donne e il tasso di occupazione femminile è tra i più bassi d’Europa, lo smart working ha rappresentato un importante fattore di riequilibrio.

Riducendo i tempi di spostamento e offrendo maggiore flessibilità organizzativa, il WFH ha permesso a molte madri di conciliare meglio lavoro e famiglia, soprattutto in contesti in cui l’offerta di servizi per l’infanzia è insufficiente.

Divari territoriali

Un altro effetto significativo riguarda i divari territoriali. Sebbene il lavoro da remoto sia più diffuso nei grandi centri urbani del Nord, i suoi benefici si sono manifestati in modo più marcato nelle aree meno densamente popolate e nel Mezzogiorno.

In queste zone, la possibilità di lavorare da casa ha compensato la carenza di infrastrutture e servizi di supporto, rendendo il lavoro più accessibile e stimolando nuove forme di partecipazione.

Lo smart working si configura quindi come un fattore di inclusione territoriale, capace di contribuire a ridurre le disuguaglianze tra Nord e Sud e di sostenere lo sviluppo delle regioni più svantaggiate.

Sintesi finale

In sintesi, la ricerca della Banca d’Italia non solo conferma che il lavoro da remoto ha superato la sua fase emergenziale, ma lo identifica come un potente strumento di politica del lavoro. Ha il potenziale per rispondere alle sfide demografiche, favorire una crescita economica più equilibrata e rafforzare la competitività del Paese, offrendo nuove opportunità a fasce di popolazione e territori che altrimenti sarebbero rimasti esclusi dal mercato del lavoro.

Leggi lo studio completo di Banca d’Italia

Leggi tutte le nostre notizie