La mobilitazione: lavoro agile e persone
Nella giornata di giovedì 11 giugno 2026, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, oltre 600 persone hanno scioperato. È un dato significativo, che, tuttavia, potrebbe non restituire pienamente l’ampiezza del consenso maturato intorno alle ragioni della mobilitazione, anche alla luce della scelta, comprensibile, di molti di non esporsi direttamente.
Vogliamo usare la parola “PERSONE” e non “dipendenti”, appositamente. In una società caratterizzata da complessità e incertezza crescenti, digitalizzazione e trasformazione dei servizi, ineludibili sfide di sostenibilità, il lavoro agile rappresenta, a nostro avviso, uno strumento necessario a rifondare la nostra stessa civile convivenza.
Il dibattito del Forum PA 2026: idee e contraddizioni sulla PA del futuro
È in questa prospettiva che assume particolare interesse quanto affrontato negli stessi giorni al Forum PA 2026. Tre giornate dense di incontri, workshop, academy e momenti di confronto dedicati a un tema tanto ambizioso quanto impegnativo: “Per una PA che genera futuro. Idee, alleanze, soluzioni per costruire il domani“.
La Presidenza del Consiglio dei ministri ha partecipato attivamente a questo dibattito. Si è parlato di innovazione; di intelligenza artificiale; di leadership; di trasformazione digitale; di competenze; di giovani e di attrattività della PA; di ricambio generazionale; di transizione della PA da una struttura prevalentemente reattiva a un’organizzazione capace di anticipare il cambiamento e le grandi sfide del Paese. Si è parlato di FUTURO.
In questo interessante e fecondo dibattito, ci chiediamo: qual è il posto assegnato alla risorsa principale che può consentire questa transizione? Dove sono le persone? Perché, se è vero che lo SW è strumento riconducibile alla materia dell’organizzazione del lavoro, al tempo stesso è altrettanto vero che l’organizzazione è fatta di persone. La sensazione, dunque, è che di queste persone si parli in modo astratto e concettuale, al solo scopo di riempire tavole rotonde e dibattiti verbosi in cui si parla di futuro, salvo poi ripetere il passato.
Come rendere attrattiva la Pubblica Amministrazione per le nuove generazioni
Esiste, infatti, una differenza non trascurabile tra parlare di innovazione e praticarla. Ci chiediamo se sia davvero possibile parlare di giovani e delle nuove assunzioni che stanno modificando il volto delle pubbliche amministrazioni, disinteressandosi del loro modo di concepire il lavoro, le relazioni interprofessionali, il rapporto con la tecnologia e il tempo.
Da anni sentiamo ripetere che la Pubblica Amministrazione deve diventare più attrattiva. Ma attrattiva per chi? Quando si parla di attrattività della Pubblica Amministrazione, ci si riferisce davvero a ciò che le nuove generazioni considerano attrattivo? Oppure il concetto stesso di attrattività continua a essere definito da una classe dirigenziale formatasi in un contesto storico, culturale e organizzativo profondamente diverso da quello attuale?
Questa domanda non vuole essere provocatoria. È una domanda che qualsiasi organizzazione chiamata a progettare il proprio futuro dovrebbe avere il coraggio di porsi.
Valorizzare il personale PCM: competenze interne e gestione del cambiamento
Per inciso, ma ritorneremo sul tema, il dibattito sul futuro della Pubblica Amministrazione non può essere ridotto alla mera retorica del rapporto tra innovazione e nuove generazioni. Sarebbe un errore altrettanto grave non riconoscere e valorizzare le professionalità già presenti nelle amministrazioni, molte delle quali altamente qualificate, capaci di assumere responsabilità complesse e impegnate da anni in percorsi di aggiornamento, formazione e adattamento continuo.
È dunque legittimo chiedersi se la riflessione sull’attrattività della PA stia realmente partendo dall’ascolto e dalla considerazione, non solo delle aspettative, ma anche delle reali e già testate capacità dimostrate dal personale della PCM. Del resto, il contesto organizzativo della Presidenza del Consiglio dei ministri, che prevede mediamente 6-7 funzionari assegnati a ogni dirigente, favorirebbe, senza dubbio, tali valutazioni, anche in ragione dell’elevata qualificazione dei funzionari e del personale tutto, per consentire una gestione matura del lavoro agile.
Trasformazione digitale e lavoro agile: superare le resistenze organizzative
Alla luce dei risultati conseguiti nei sei anni successivi alla fase pandemica, riteniamo ci sia una contraddizione di senso tra immaginare una Pubblica Amministrazione capace di guidare la trasformazione digitale del Paese e, allo stesso tempo, mostrare così tanta difficoltà ad accettare una delle più immediate conseguenze della digitalizzazione del lavoro, ossia il lavoro agile.
E forse è proprio questa la contraddizione che il Forum PA ci ha aiutato, involontariamente, a vedere con maggiore chiarezza.
I temi affrontati in queste giornate di dibattito e di mobilitazione ci consegnano la medesima evidenza: il tema del cambiamento organizzativo non può più essere rinviato né confinato alle dichiarazioni di principio. Per questa ragione continueremo a promuovere quel percorso di riflessione e di cambiamento culturale che riteniamo indispensabile per costruire una Pubblica Amministrazione capace di coniugare innovazione, fiducia, responsabilità e valorizzazione delle persone.
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I precedenti articoli sulla PCM:
La Presidenza del Consiglio dei Ministri taglia il lavoro agile
Direttiva Smart Working alla PCM: necessaria una riflessione sul passo indietro

